L'uovo di Grifone
Mi sono sempre chiesto come Ràsia riesca a trascinarmi nelle sue pazze avventure: se mi imponessi qualche volta ci risparmieremmo tanti guai; però conosco bene quella donna, se non gli dessi retta il suo carattere indipendente e deciso la spingerebbe ad agire da sola, perciò la assecondo per starle vicino e proteggerla da ogni male. La amo e per lei farei più di quanto io stesso potrei immaginare, eppure per lungo tempo non trovai il coraggio di confessarle quello che provavo; fu solo dopo una pericolosa avventura che finalmente sentii l'ardire di farmi avanti.
In quell'occasione Ràsia volle rubare un uovo dei grifoni di Tegònipal, anche se mi presentò l'idea definendola come "prendere in prestito", e mi chiese se fossi stato disposto ad aiutarla. Io mi opposi e cercai, inutilmente, di farla desistere, e lei si giustificò dicendo che era per "una buona causa", quindi si sedette sulle mie ginocchia, mi mise le braccia attorno al collo, poi strofinò seducente il suo leggiadro corpo femminile da Orsetta contro il mio da grosso Orso: i nostri nasi umidi e nericci erano così vicini da sfiorarsi, i suoi occhi nocciola affettuosi, e il sensuale contatto fisico con lei, erano dolci come il miele. Sussurrò al mio orecchio peloso "Davvero il mio Orsetto preferito mi lascerà vittima dei pericoli che mi insidieranno il cammino?"
Naturalmente no, non potevo, e mi sentii costretto ad accettare.
Tegònipal e' una regione di colline e montagne, abitata in prevalenza dalle Case della Donnola, Faina ed Ermellino, resa ricca e famosa dal suo vino e l'attività mineraria. Là vi trovano rifugio i grifoni che cercavamo: sui monti vi e' un monastero dove accudiscono e proteggono quegli animali, e la confraternita che vi abita ne concede le uova a chi riesce a superare una prova, anche se al tempo della nostra avventura né io né Ràsia sapevamo in che cosa questa consistesse.
Quando lo vedemmo, il monastero mostrava un aspetto semplice e spoglio, e assieme a questa povertà si notava la solidità della costruzione, facendola apparire come se fosse parte della montagna su cui si erigeva. Picchiammo un battente del portone e, come risposta, dalla porta ricavata in esso si aprì uno spioncino: dalla fessura si vedevano solo due occhi scuri e brillanti contornati da una massa indistinguibile di pelliccia bianca. Dall'altra parte lo sconosciuto ci chiese chi fossimo e che cosa volessimo, e appena accennammo ai grifoni e alle uova il nostro interlocutore farfugliò qualcosa che credetti significasse "un attimo!", poi sentimmo scattare la serratura. Dall'uscio che si aprì ne emerse un giovane Ermellino un poco più basso di me, aveva il manto candido da sembrare spettrale ed era vestito con un saio grezzo ma dignitosamente curato. Entrambe ci presentammo e gli spiegammo la ragione della nostra visita, e il monaco rispose << No, noi qui non teniamo nessun uovo, si trovano tutte ai nidi dei grifoni, sulle montagne.>> e cortesemente ci indicò la vetta giusta con la mano <<Se ne volete uno, dovete solo arrivare fino ai nidi.>>
Allora Ràsia gli disse <<Io credevo che per averle vi fosse una prova da superare.>>
<<Raggiungere i nidi è la prova>> ci chiarì l'Ermellino <<Sono difesi dai grifoni stessi, dovrete superarli per trovare ciò che cercate.>>
Poi intervenni io <<E i grifoni quanto sono pericolosi?>>
Il monaco ci diede una risposta sibillina <<Non dovreste preoccuparvi di ciò che i grifoni possono fare, ma di ciò che vorranno fare. Essi sono diversi dalle altre creature, tutto dipende dalla volontà di Kengoru.>>
Io conosco ben poco sui grifoni, solo ciò che è noto a tutti: assomigliano a un incrocio tra una fenice e un grosso felino, hanno doti sovrannaturali, e so che sono i protettori e animali da compagnia di certi mistici ed eremiti; quello che non ho mai compreso, neppure tutt'oggi, è la loro natura, cioè se siano strani animali molto intelligenti oppure qualcosa di simile a degli angeli incarnati. In ogni caso decidemmo di tentare la prova, perciò prima di congedarci ci facemmo spiegare la strada dall'Ermellino: grazie alle sue indicazioni trovammo la montagna giusta e il sentiero che ci avrebbe portato fino alla cima.









